Paura del fallimento
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Paura del fallimento


   Penso che ci sono tanti casi in cui le persone hanno paura del fallimento. Sto scrivendo questo per raccontarvi la mia esperienza di ciò che mi sta aiutando a superare questo, perché io mi sono spesso sentito in questo modo. Scrivo pure a coloro che hanno sperimentato già l'amore di Dio e si sentono ancora così.

   Molte volte sento che Dio mi sta dicendo di fare cose per Lui e mi sento scoraggiato perché in me c'è la paura del fallimento. E molte volte questo può paralizzarci. Col tempo ho capito che Dio in realtà non guarda al nostro successo, ma al nostro atteggiamento nel fare le cose. Molte volte non facciamo qualcosa perché temiamo di non riuscire o di farlo nella maniera perfetta. E temo di non raggiungere la normativa, di non arrivare a quel livello che mi viene richiesto e poi mi blocco. Ma Dio in realtà non guarda in questa maniera. A volte possiamo anche perdere. Lui non è tanto preoccupato se noi andiamo a vincere sempre. Non sto dicendo questo soltanto per le imprese della vita, ma riguardo ciò che comprende la Sua volontà e le cose che Lui ci chiede di fare. Perché se una persona e credente, lui sarà chiesto da Dio a fare qualcosa. Sto dicendo che lui non è sempre interessato se noi vinciamo in questo perché molte volte ci facciamo una idea e immaginazione sul come il successo e la vittoria potrebbero essere. Spesso questa non è la idea e il punto di vista giusto. L'importante è fare ciò che dobbiamo e fare dei passi verso esso.

     Dio non guarda quanto sei bravo a fare qualcosa, ma quanto riconosci la tua debolezza di fronte a Lui.

     Molte volte possiamo anche essere perdenti ai nostri occhi, ma essere vincitori ai Suoi. Le persone oggi vogliono essere sempre primi, avere successo in ogni campo, essere perfetti. Quando lo vediamo e vediamo noi stessi deboli o incapaci, temiamo. E non sto parlando di realizzare i nostri desideri o scopi, ma della volontà di Dio, quando Lui mette in noi il desiderio di fare qualcosa. Potrebbe essere avvicinarsi a qualcuno e condividere con lui la buona notizia del vangelo o fare qualsiasi altra cosa abbia a che fare con Dio e la Sua gloria. Possiamo vedere la parabola dei dieci talenti in Matteo 25:14-30. Al versetto 24 si parla dell'uomo che, dopo aver ricevuto un talento, lo nascose sotto terra.

  “Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento solo e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso” Matteo 25:24

   Spesso mi vedo in quel carattere, avendo un solo talento.
Ora, perché fa un esempio con quello che ha ricevuto un talento e non parla per esempio di quello con due o cinque, dicendo che li nascondevano? C'era qualcosa di sbagliato nel fatto che questa persona avesse un solo talento? Ovviamente no. All'inizio della parabola vediamo che il maestro ha dato a ciascuno di loro secondo le proprie possibilità.

  “«Poiché avverrà come a un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni.

    A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì.” Matteo 25:14-15

   A quel punto non dipendeva da loro quanto avrebbero ricevuto. Dipendeva dal padrone. Possiamo però dire che chi ha ricevuto di meno ha avuto le stesse opportunità degli altri. Possiamo anche supporre che avesse anche meno da fare e di cui preoccuparsi, ma ovviamente quella era la sua possibilità. Ma possiamo anche vedere una sindrome che si trova tra coloro che sanno che hanno ricevuto meno o forse pensano in questa maniera.

    E spesso ragionano così: “Non posso, non lo farò, sono troppo debole, non sono come gli altri, ho poco”.

    Anche questo accade, perché spesso ci confrontiamo con il resto dei cristiani, il che in alcuni casi può essere buono, ma non sempre, nel senso che l'opera di Dio in ogni persona è unica, anche se si tratta della stessa fede, lo stesso battesimo e lo stesso Dio.

   “Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento solo e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; eccoti il tuo”.” Matteo 25:24, 25

    Penso che questa persona ha avuto paura di fallire. Ecco perché non ha investito il suo talento, ma lo ha nascosto. E questo è peggio che fallire. Ovviamente la Bibbia ci dice di essere prudenti prima di fare qualsiasi cosa, ma questo era un caso diverso e non dobbiamo nascondere ciò che Dio ci affida. Dio guarda al nostro atteggiamento quando facciamo qualcosa, non sempre al risultato. Possiamo dire meglio che Lui si preoccuperà del risultato. Noi dobbiamo solo fare il passo. Molte volte potremmo essere spaventati dalle grandi aspettative che abbiamo riposto di fronte a noi. Pensiamo che dobbiamo assolutamente riuscire, dobbiamo sicuramente portare con noi dei buoni risultati secondo come noi la vediamo. E quando vediamo con la nostra mente limitata che non possiamo raggiungerlo, ci scoraggiamo e rinunciamo a fare tutto ciò che dovevamo.
Ci sono due errori qui. Non dobbiamo sempre aspettarci un successo e non dobbiamo guardare a una situazione con la nostra comprensione e mente. Tutto questo ci spaventa. Il nemico è quello che ci dice “non ci riuscirai, non ce la farai”. Dobbiamo rispondere piuttosto: “Sì, ci riuscirò o forse no, ma lo faccio in obbedienza a Dio. Lui mi manda. La vittoria appartiene a Lui, non a me”.

    È molto più importante obbedire, piuttosto che riuscire a fare qualcosa nel modo nostro.
Quante persone non faranno un passo, non faranno un compromesso con Cristo perché pensano che falliranno. E forse lo faranno! Ma questo è il punto. Che la vittoria non è nostra, ma sua. Facciamo un errore quando vogliamo farla nostra.
Tornando anche alla parabola, penso comunque che anche con gli errori, ma facendo un passo per investire il suo unico talento, avrebbe reso felice il suo padrone. E penso che Dio possa usare i nostri errori e trasformarli in qualcosa di bello. Ma questo è per coloro che sono chiamati, che fanno i passi.

   “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” Romani 8:28

    Che l'errore non sia perché abbiamo nascosto sottoterra il nostro talento. Anche un solo talento è importante per il Regno. Davide uccise Goliat con una piccola pietra soltanto.

    “Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.” Romani 8:37

    “Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.” Matteo 10:39

     Queste furono le parole di Gesù che anche se agli occhi di tante persone aveva perso morendo sulla croce, in realtà vinse e si sedette alla destra del potere. Le persone oggi vogliono vincere sempre, ma a modo e maniera loro, non nella maniera di Dio. Posso piuttosto dire che molte volte abbiamo bisogno di perdere la nostra propria maniera.
Quindi ciò che è importante vedere è cosa consideriamo esattamente come una vittoria e cosa come una sconfitta. L’importante per noi e ad ubbidire e seguire la maniera che Dio ha piuttosto che vincere e riuscire sempre a modo nostro e ottenere la gloria. La gloria appartiene solo a Dio.

    Possiamo anche prendere come esempio la storia di Sansone. Fu un uomo dottato di una grande forza per poter difendere il popolo di Dio dai suoi nemici. Dopo di aver commesso dei errori cadde nei mani dei suoi nemici, i quali lo tagliarono i capelli e fatto così perdere la sua forza. Poi lo hanno imprigionato. Qui possiamo vedere un totale fallimento, ma nonostante ciò, dopo aver pregato Dio e aver ricevuto indietro i suoi poteri (che non erano suoi ma da Dio), riuscì a distruggere il tempio dei filistei essendoci pure lui dentro. Morì con loro, ma con la sua morte riuscì a distruggere più nemici che mai in vita sua.
Cosa significa ciò? Che Dio è riuscito a trasformare ciò che era destinato al male in qualcosa di buono. Questa è una vera vittoria. Quella che è tale agli occhi di Dio. Quella che porta frutto per Lui. Dio sa come e in che modo portare una vittoria. Molte volte ciò che definiamo una vittoria o un successo è quello che appare così nei nostri occhi e maniera nostra, ma Dio vede le cose in modo diverso. Dobbiamo solo amarlo e obbedirgli. Lui fa che tutte le cose cooperano insieme per il bene di coloro che lo amano. Perché ciò avvenga, ovviamente, dobbiamo prima avere fede e accettarlo nei nostri cuori. Ecco perché non dobbiamo temere il fallimento se apparteniamo a Lui e se Lui ci ha chiamato a fare qualcosa. È anche molto importante che Lui ci abbia chiamato a fare qualcosa e l'abbiamo sentito da Lui. Se è la nostra chiamata o idea, ovviamente dobbiamo essere cauti, ma se è la Sua chiamata nella nostra vita, non dobbiamo temere, perché la paura viene molte volte dal diavolo e lui lo fa per non farci fare ciò che Dio vuole.

   Possiamo vedere molte situazioni e storie nella Bibbia in cui apparentemente le persone hanno perso la speranza e hanno fallito, ma Dio ha usato queste situazioni per creare qualcosa di bello dalle cenere e la distruzione. Possiamo vedere la storia di Giobbe, ad esempio, in cui il diavolo portò prove e tribolazioni nella sua vita, e lui perse quasi tutto, ma alla fine ottiene vittoria e con questo più conoscenza di Dio, e più benedizioni di prima. Sembrava anche che Gesù avesse perso morendo sulla croce e il nemico sicuramente si rallegrava ma sappiamo tutti che questo è diventato il sacrificio attraverso il quale possiamo essere perdonati e avere la sua vita in noi oggi.